Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale di Trieste
Vsedržavno Združenje Partizanov Italije - Tržaški Pokrajinski Odbor
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La geografia della deportazione

 

Le immagini di questa mostra accompagnano il visitatore in tanti luoghi, veramente tanti, ma si tratta di una piccola parte tra tutte le migliaia di località, dove la politica e l’ideologia nazista avevano predisposto le strutture per imprigionare, costringere al lavoro obbligatorio, controllare e sopprimere milioni di persone.

Lo sfruttamento a scopo economico e l’eliminazione fisica, con motivazioni razziste, hanno determinato nel corso della seconda guerra mondiale un immenso trasferimento forzato di persone dai territori occupati dall’esercito tedesco – cioè gran parte dell’Europa – verso i Lager in Germania, Polonia, Francia, Italia, e altri Stati.

Francesco Pinzi e Ilde Bottoli hanno percorso molte e lunghe strade per documentare quel che resta di quegli spazi e di quelle architetture, dando conto attraverso la quantità dei luoghi e la qualità delle immagini, della geografia dell’orrore, che la dittatura nazista ha realizzato, utilizzando una raffinata burocrazia, la rete ferroviaria, il supporto delle forze armate tedesche e una struttura modernamente organizzata, come i Lager, che fu pensata, progettata e attuata per il controllo e lo sfruttamento di uomini e donne, fino al loro annientamento.

Merito degli autori è la documentazione anche sui campi di concentramento realizzati in tutti gli Stati che hanno collaborato con i nazisti, in particolare quelli sorti in Italia, in Francia, in Croazia, senza trascurare le realizzazioni del regime fascista fin dal 1941 per controllare i deportati civili dai territori occupati dall’Italia in Jugoslavia.

I viaggi degli autori, come documentano le immagini esposte, sono stati molte volte accompagnati da centinaia di studenti e da testimoni, che in quei campi hanno vissuto alcuni mesi o anni della loro gioventù. Le parole dei testimoni, i luoghi, con quel che resta delle strutture, e i monumenti eretti a memoria di quel che è stato sono sicuramente un modo efficace di stimolare la riflessione sulla nostra storia e favorire la conservazione della memoria di un’epoca tragica, segnata dalla dittatura e dalla guerra.

L’Associazione ex Deportati nei Lager nazisti di Trieste ha caldeggiato l’esposizione anche a Trieste della mostra “Lager Europa” e la proposta è stata accolta con favore dal Comune di Trieste, che ha offerto gli spazi espositivi presso il Civico Museo della Risiera di San Sabba, luogo utilizzato, nel periodo 1943-1945, per la detenzione (e spesso la soppressione) di partigiani italiani, sloveni e croati e come punto di transito per deportati politici e razziali verso buona parte dei Lager presenti nelle immagini.

 

Franco Cecotti

Vice Presidente Aned provinciale di Trieste

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"MAI PIÙ FASCISMI"

Appello a tutte le istituzioni democratiche

 Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane.
Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia.
Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.
Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.
Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.
Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.
Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.
Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.
Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa ed il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”, oggi ancora più forte gridiamo “Mai più!”.

3 gennaio 2018

"FAŠIZMA NIKDAR VEČ"

Poziv vsem demokratičnim inštitucijam

 

Mi, demokratični državljanke in državljani pozivamo vse republiške inštitucije
Pozor: tu in sedaj je nevarnost za demokracijo.

V naši državi se pod raznimi gesli množijo neofašistične in neonacistične organizacije, ki so vse bolj prisotne v družbeni stvarnosti in na spletu in širijo klice nasilja, diskriminacij, sovraštva proti različnim, rasizma in ksenofobije. In to 80 let po enem najbolj gnusnih ukrepov fašizma: sprejetju rasnih zakonov.

Podobni pojavi nastajajo v svetu in v Evropi, zlasti na vzhodu, in se izražajo predvsem z novim nacionalističnim in ksenofobim zapiranjem, s sprevodi in nazadnjaškimi ter nacističnimi pobudami, kot se je pred kratkim pripetilo v Varšavi, in celo z represivnimi in preganjalnimi dejanji proti opozicijam.

Zato želimo združeno na človeški način odgovoriti nečloveškim idejam s potrditvijo neke drugačne vizije stvarnosti, v kateri je v središču pozornosti vrednota človeka, življenja, solidarnosti in demokracije, kot inštrumenta soudeleževanja in družbenega osvobajanja.
Zato združeno pozivamo vse javne in zasebne oblasti, da zagotovijo neko novo razdobje družbene pravičnosti, tako da se zoperstavijo propadanju, zapuščanju in revščini, ki predstavljajo danes gojišče, v katerem se napajajo vsi neofašizmi.
Zato združeno vabimo inštitucije, naj poskrbijo, da bo država v celoti izpričala svojo antifašistično naravo v vseh njenih vzgibih ter se zavzela zlasti na področju vzgoje, spomina, poznavanja in uresničevanja Ustave.
Zato združeno sprožimo demokratični alarm, pozivajoč inštitucije na vseh ravneh  k odgovornosti z zahtevo po popolnem izvajanju XII. ustavne odredbe (»Reorganizacija razpuščene fašistične stranke je v kakršnikoli obliki prepovedana«) in z zahtevo po integralni aplikaciji zakonov Scelba in Mancino, ki kaznujeta vsakršno obliko fašizma in rasizma.
Zato združeno pozivamo pristojne oblasti, da na volilnih preizkušnjah prepovejo predstavitev list, ki so posredno ali neposredno vezane na organizacije, združenja ali stranke, ki se sklicujejo na fašizem in nacizem, kot je sicer predvideno po sedanjih pravilih, ki pa se jih ne upošteva vedno. Hkrati naj posnemajoč pozitivne izkušnje raznih krajevnih uprav, prepovejo Občinam in Deželam, da izvajajo pobude, ki jih narekujejo tiste, običajno zakrinkane organizacije.
Zato združeno zahtevamo, da se ukrene vse, da neofašistične in neonacistične organizacije ne bodo mogle škodovati. Treba jih je zakonsko prepovedati, kot se je že zgodilo v 70. letih in kot narekuje XII. ustavna odredba.
Zato združeno vabimo vse državljanke in državljane, vsa demokratična, socialna, civilna, politična in kulturna združenja, da kot prvi ukrep v smeri širše ljudske in nacionalne mobilizacije podpišejo ta poziv. Izkušnja odporništva nas uči, da je fašizme mogoče premagati z vedenjem, z demokratično enotnostjo in z odločnostjo inštitucij.

V naši državi je šibkost državnih inštitucij nekoč že omogočila fašistično izkušnjo, ki je prinesla kri, vojno in ruševine, kakršnih še ni videla zgodovina človeštva. Italija, Evropa in ves svet so plačali hud davek. Rekli smo »Nikoli več!«; danes še glasneje zavpijmo »Nikoli več!«
                                             

3. januarja 2018

Carissimi, innanzitutto un ringraziamento per l’invito. Come ogni anno siamo qui riuniti per ricordare i cinque eroi che hanno qui sacrificato 76 anni fa le loro vite per consentirci di essere oggi qui liberi. Consentitemi, prima di iniziare con il mio intervento, di dire solo una: è una cosa positiva il fatto di esser qui oggi così numerosi. Ma questo luogo è uguale a com’era negli anni scorsi. E questa non è semplicemente una cosa negativa. Un’altra parola infatti è più adatta a questa situazione: è una vergogna. Riflettiamo tutti su questo, ma cì pensino soprattutto coloro i quali possono aggiungere la parola “fine” a questa triste storia. Qua non si tratta di una questione di politica, amministrazione o soldi. È una questione di dignità.

Il 15 dicembre 1941 perdevano qui la vita Viktor Bobek, Ivan Ivančič, Simon Kos, Pino Pinko Tomažič, Ivan Vadnal. Negli stessi giorni le forze naziste erano a poche decine di chilometri da Mosca, il contrattacco sovietico lì a oriente era appena iniziato, una settimana prima inoltre il Giappone aveva inflitto agli Stati Uniti d’America un colpo terribile con l’attacco a Pearl Harbour per il quale gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale. Perché cito questi eventi: perché vorrei farvi riflettere sul fatto che gli eroi caduti in questo luogo persero la vita nel momento in cui le forze dell’Asse, le forze della più catastrofica alleanza mai conosciuto dalla storia umana, erano al culmine della potenza. Malgrado ciò nei mesi e anni precedenti questi caduti, e molti altri con loro, decisero di non arrendersi, di perseverare malgrado la vittoria sembrasse del tutto impossibile. Penso che anche questo elemento sarebbe degno di riflessione, specie per i tempi difficili.

.... Continua ...

Spoštovani, najlepša hvala za povabilo. Kot vsako leto smo tu zbrani, da bi se spomnili petih junakov, ki so pred 76 leti darovali svoja življenja, da bi se danes zbrali tu v svobodi. Dovolite mi, predno začnem s svojim posegom, da povem samo sledeče: pozitivno je, da smo danes tu v tako lepem številu. Ta kraj pa je tak kot je bil v prejšnjih letih in »negativna stvar« ni najboljši izraz, da bi opisali to situacijo. Prej bi ji pripadala druga beseda: sramota. V to naj se zamislimo vsi, predvsem pa naj se zamislijo tisti, ki lahko pripišejo besedo »konec« tej žalostni zgodbi. Tu ne gre za vprašanje politike, uprave ali denarja. Gre za vprašanje dostojanstva.

15. decembra 1941 so v tem kraju padli Viktor Bobek, Ivan Ivančič, Simon Kos, Pino Pinko Tomažič, Ivan Vadnal. V istih dneh so bile nacistične sile le nekaj desetin kilometrov od Moskve, sovjetski protinapad tam na vzhodu se je šele začenjal, teden prej pa je Japonska prizadela Združenim državam Amerike siloviti napad pri Pearlu Harborju, zaradi katerega so ZDA vstopile v drugo svetovno vojno. Zakaj omenjam te dogodke: ker bi vas želel opozoriti na to, da so junaki, ki so padli v tem kraju, izgubili življenje v trenutku, ko so bile sile Osi, sile najbolj pogubnega zavezništva, ki ga je kdaj spoznala človeška zgodovina, na višku moči. Kljub temu pa so se v prejšnjih mesecih in letih ti padli, in številni drugi z njimi, odločili, da se ne bodo predali, da bodo vztrajali, kljub temu, da je zgledala zmaga povsem nemogoča. Mislim, da bi tudi to bilo vredno razmisleka, še posebno za težke čase.

.... Se nadaljuje ...

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