Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale di Trieste
Vsedržavno Združenje Partizanov Italije - Tržaški Pokrajinski Odbor
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Notiziario ANPI - fondo

Discorso Čok

Carissimi, innanzitutto un ringraziamento per l’invito. Come ogni anno siamo qui riuniti per ricordare i cinque eroi che hanno qui sacrificato 76 anni fa le loro vite per consentirci di essere oggi qui liberi. Consentitemi, prima di iniziare con il mio intervento, di dire solo una: è una cosa positiva il fatto di esser qui oggi così numerosi. Ma questo luogo è uguale a com’era negli anni scorsi. E questa non è semplicemente una cosa negativa. Un’altra parola infatti è più adatta a questa situazione: è una vergogna. Riflettiamo tutti su questo, ma cì pensino soprattutto coloro i quali possono aggiungere la parola “fine” a questa triste storia. Qua non si tratta di una questione di politica, amministrazione o soldi. È una questione di dignità.

Il 15 dicembre 1941 perdevano qui la vita Viktor Bobek, Ivan Ivančič, Simon Kos, Pino Pinko Tomažič, Ivan Vadnal. Negli stessi giorni le forze naziste erano a poche decine di chilometri da Mosca, il contrattacco sovietico lì a oriente era appena iniziato, una settimana prima inoltre il Giappone aveva inflitto agli Stati Uniti d’America un colpo terribile con l’attacco a Pearl Harbour per il quale gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale. Perché cito questi eventi: perché vorrei farvi riflettere sul fatto che gli eroi caduti in questo luogo persero la vita nel momento in cui le forze dell’Asse, le forze della più catastrofica alleanza mai conosciuto dalla storia umana, erano al culmine della potenza. Malgrado ciò nei mesi e anni precedenti questi caduti, e molti altri con loro, decisero di non arrendersi, di perseverare malgrado la vittoria sembrasse del tutto impossibile. Penso che anche questo elemento sarebbe degno di riflessione, specie per i tempi difficili.

Le sfide che stanno oggi di fronte a noi sono diverse in molte cose da quelle che dovettero affrontare i nostri antenati nella prima metà del XX secolo. Ciò però non significa che da quel periodo non si possa imparare niente, è vero piuttosto l'inverso, dato che dietro più di qualche differenza si nascondono in realtà inquietanti similitudini. Negli ultimi giorni, nelle ultime settimane, negli ultimi mesi siamo stati testimoni di più di qualche evento, che potremmo considerare come cose piccole e antipatiche, se non fosse per il fatto che non sono affatto solo piccole e antipatiche. Qua si fanno sentire alcuni sparuti estremisti fascisti. Lì scopriamo che un carabiniere teneva in stanza una bandiera usata da gruppi neonazisti. Da altre parti (purtroppo non lontano da qui) vorrebbero intitolare una via a figure, che si meriterebbero davvero una maggiore conoscenza da parte dell'opinione pubblica, ma solo perchè quest'ultima possa davvero scoprire quali »valori« (fra virgolette) sostenevano. Niente di nuovo, non è importante. Non è un pericolo serio. Più di qualcuno probabilmente la pensa proprio in questo modo, ovvero che non ci sia pericolo. Ma il pericolo c'è perchè la bestia dell'intolleranza, del razzismo, della violenza non muore mai. Al massimo puoi respingerla indietro. Ma quanto a lungo potrai tenerla lontana dipenderà solo dalla tua vigilanza. Oserei affermare che la nostra società, che le nostre società europee sono abbastanza sonnecchianti in una mescolanza di preoccupazione e paura del presente e ignoranza del passato. La preoccupazione e la paura sono la conseguenza dei grandi problemi del nostro tempo, che davvero stiamo vivendo. L'ignoranza del passato è probabilmente conseguenza dell'errata convinzione che non serva conoscere la storia. Tanto oggi viviamo in tempi diversi. Tanto non si ripeterà mai qualcosa di simile a quel che è successo in giro per l'Europa nella prima metà del XX secolo. Non è così. Ripeto, NON è COSì.

Fascismo e nazismo che tante sofferenze hanno provocato hanno anche trovato terreno fertile. Anche allora più di qualcuno pensava che col tempo questi movimenti sarebbero diventati più moderati, sotto controllo. La democrazia, la liberà d'espressione, il rispetto dei diritti non sono una cosa così fondamentale, l'importante è che non siano cose che mi riguardino. Sappiamo come è finita la storia. E proprio perchè sappiamo, oppure perlomeno dovremmo sapere, poniamoci anche noi alcune domande sgradevoli ma più che necessarie. In che misura siamo antifascisti nella vita quotidiana? Pensiamo di poterci considerarci antifascisti solo perchè ci raccogliamo una volta all'anno in questo luogo o in un altro luogo altrettanto simbolico?  Oppure il nostro antifascismo dipende dalle azioni della nostra vita quotidiana? Come ci saremmo comportati se fossimo vissuti in una società che non consentiva il pensiero alternativo, che non accettava la parola »no«, che non prevedeva la possibilità che qualcuno esprimesse il dissenso? Ci saremmo opposti? Ci saremmo adattati? Forse avremmo addirittura sfruttato la situazione a nostro vantaggio?

L'antifascismo non è e non può essere solo un rito. É giusto che abbia i suoi simboli e che ci prendiamo cura di questi simboli, li difendiamo, li valorizziamo perchè non sono solo simboli, sono anche difensori della nostra memoria. Ma questi simboli e le persone di cui qui ci ricordiamo non si meritano solo cure. Si meritano anche azioni. Oggi ci ricordiamo dei caduti di 76 anni fa. Lo facciamo dal punto di vista particolare di Italiani e Sloveni che ci rendiamo conto degli orrori che il fascismo ha provocato nelle nostre terre. Sappiamo cosa significano luoghi come il Narodni dom, 1920, Basovizza, 1930, piazza Unità nel 1938, questo luogo nel 1941, la Risiera nel 1944-45 e tutti gli altri luoghi della memoria. Dobbiamo però renderci conto che non sei antifascista solo perchè partecipi alle cerimonie commemorative. Non sei antifascista solo perchè ti definisci tale. Sei antifascista sulla base delle proprie azioni. Sei antifascista quando ti rendi conto che alcuni valori sono universali solo se li rispetti universalmente. A volte questa coerenza è impegnativa. Ma l'antifascismo non è mai stato una cosa facile. I nostri antenati che combatterono contro il fascismo prima e dopo la seconda guerra mondiale hanno imboccato ugualmente questa via. Oggi il nostro percorso è sicuramente diverso sotto molti aspetti. Dimostriamo però ogni giorno che è lo stesso la prosecuzione di quella via iniziata allora, dimostriamo di esserne degni.

Vorrei quindi concludere con questo pensiero. Le giovani generazioni non sono automaticamente vaccinate contro il fascismo, né quelle italiane né quelle slovene. Il vaccino sia rappresentato dalla memoria che trasmetteremo loro. Dai valori dei quali parleremo loro. E dalle azioni di cui saranno testimoni. Siamo antifascisti anche in ciò, nell’esempio che diamo ai giovani. E il nostro esempio si basi soprattutto sulla nostra concordia. Il mostro nazifascista ha tratto forza anche dalle divisioni tra gli antifascisti. Siamo quindi di sinistra, di destra, di centro, non schierati, Italiani, Sloveni, ma siamo prima di tutto antifascisti.