Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale di Trieste
Vsedržavno Združenje Partizanov Italije - Tržaški Pokrajinski Odbor
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Notiziario ANPI - fondo

Kongres

  Intervento di Giovanna Stanka Hrovatin

Presidente uscente

 

Egregi ospiti, care partigiane, cari partigiani, delegate, delegati, benvenuti al XIII Congresso dell'ANPI-VZPI provinciale di Trieste.

A tutti voi rivolgo un cordialissimo saluto.

Oggi, il nostro affettuoso pensiero va in particolar modo a tutti i compagni e a tutte le compagne che in quest' ultimo quinquennio ci hanno lasciato. È anche con il loro impegno che la nostra Associazione è cresciuta e si è rafforzata. In omaggio alla loro memoria e alla memoria di tutti coloro che continuano a combattere per gli ideali di un mondo migliore – ultimo tra costoro il giovane Giulio Regeni, propongo un minuto di silenzioso raccoglimento rivolgendo un commosso e affettuoso abbraccio ai suoi familiari e ai familiari dei tecnici Piano e Failla..

Un particolare affettuoso saluto ai partigiani, alle partigiane, alle staffette, ai deportati, ai perseguitati politici presenti.

Egregi ospiti, rappresentanti delle associazioni partigiane, delle Istituzioni, del mondo del lavoro, dei partiti, delle associazioni culturali, sportive e della società civile che in modi diversi, derivanti dalla vostra identità e dal vostro ruolo, vi prodigate per il rinnovamento della democrazia nel nostro Paese. Grazie per la vostra presenza .

Un ringraziamento a coloro che in questo quinquennio hanno recepito le nostre giuste e fondate prese di posizione per la soluzione dei problemi di cui l'ANPI - VZPI della nostra provincia da anni, anzi, da decenni, si è fatta promotrice. Sono problemi, questi, che riguardano la lotta antifascista, la lotta armata contro l'invasore, la lotta per un mondo migliore, un mondo di pace, di equità sociale, di solidarietà, di amicizia tra i popoli e tra gli Stati. Riguardano, cioè, la storia dei cittadini italiani, sloveni e croati delle nostre terre.

Il primo compito dell'ANPI è il ruolo della Memoria. Mi riferisco, innanzitutto, all'annosa richiesta di una decorosa sistemazione dell'area commemorativa del luogo in cui il 15 dicembre 1941 Viktor Bobek, Simon Kos, Ivan Ivančič, Pinko Tomažič e Ivan Vadnal caddero sotto il piombo fascista. Anche se al Poligono di Opicina non c'è ancora il cartello con la scritta “lavori in corso” siamo certi che l'accordo sulla sistemazione del sito è stato raggiunto. Permettete che riprenda il nostro commento, pubblicato sul n. 9 del nostro periodico 0-44 “.....nel nostro Paese, specialmente nella nostra città, l'aria diversa che si respira ha appianato il percorso alle Istituzioni, nazionali e locali, consentendo loro questo atto doveroso. Perciò un sentito grazie alla dott. Francesca Adelaide Garufi per essersi costantemente adoperata in tal senso, grazie al Sindaco Roberto Cosolini che già precedentemente si era anche personalmente impegnato, grazie alla giunta comunale. Il più sentito ringraziamento vada a tutti coloro che, da decenni e in modi diversi, si sono positivamente prodigati in questa infinita lotta politica /.../ Confidiamo che al termine di questa prima fase di lavoro potremo portare a termine, assieme alle istituzioni, il nostro progetto del Parco della Pace, oggi più che mai attuale.”

Diamo atto al Comune di aver intitolato il Giardino di Via Montecchi alla partigiana Maria Bernetič. Conosciamo la decisione riguardante le zone bilingui, decisione presa a suo tempo anche dal comitato paritetico, ed è proprio per questo che ribadiamo che nella giunta non ci sia stata la volontà politica a esporre una tabella bilingue. Ma noi non desisteremo, ricominceremo nuovamente a chiedere ciò che alla cittadinanza tutta è dovuto. Si tratta di attenersi non solo ad accordi e trattati ma alla Costituzione nata dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione. Noi non ci scoraggeremo. Siamo abituati a lottare per le cause giuste in cui crediamo.

Questo è solo uno dei compiti che ci aspettano.

È di qualche settimana la notizia che l'Amministrazione delle carceri italiane, di competenza della magistratura, ha deciso di intitolare le carceri del Coroneo di Trieste alle guardie carcerarie che il 1° maggio 1945 tentarono di impedire ai partigiani la liberazione dei detenuti politici. La decisione si commenta da sé.

C'è poi uno dei problemi più importanti, perché non solo politico ma etico: è il problema dei migranti. Per gli antifascisti è la sfida più grande cui non sappiamo rispondere, siamo imbrigliati nel vento gelido dell'egoismo, dell'antipolitica, dei nuovi nazionalismi, fascismi e nazismi del terzo millennio. Sono problemi che richiedono una soluzione. Per un'Europa libera e unita recitava il sogno di Ventotene di Spinelli e dei suoi compagni, quando Hitler e Mussolini erano ancora al potere. Certo, vi si giungerà se saremo capaci di superare l'attuale disintegrazione politica in atto, se sapremo trarre insegnamento dalla nostra storia, dando fiducia ai giovani che con il loro lavoro volontario nelle zone più colpite da questo esodo biblico di popolazioni votate alla morte o alla povertà e alla sofferenza ci insegnano che cosa significhi la parola solidarietà. Perciò è ai giovani che diciamo di non soccombere ai tentativi di coloro che vogliono inculcargli un accanimento rancoroso e desiderano non solo un Paese diviso ma anche un mondo antifascista diviso. E' un compito difficile che loro soltanto possono portare a termine. E ci troveranno sempre dalla loro parte.

Un gradito e doveroso riconoscimento va alla presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat e ai suoi più stretti collaboratori che si sono sempre dimostrati particolarmente sensibili alla crescita democratica della cittadinanza.

Vorrei esprimere il nostro apprezzamento alla Regione che in collaborazione col Comune e con la Provincia, ha organizzato, assieme all'ANPI regionale, la bellissima mostra di Danilo De Marco, al Palazzo Gopcevich dal 25 ottobre all'8 dicembre 2015. Una mostra arricchita dagli eventi organizzati dall'ANPI-VZPI di Trieste, mostra non ancorata al passato e ai suoi protagonisti. Fotografie di 52 volti di partigiani viventi che attraverso l'arte di De Marco ci hanno trasmesso un messaggio antifascista. E' stata una ventata di antifascismo diretta alla cittadinanza tutta e alle Istituzioni stesse.

Prima di dare la parola ai compagni che entreranno nel merito del nostro lavoro, desidero soffermarmi su alcuni approfondimenti derivanti dalle mutate situazioni politiche e dalla nostra esperienza di lavoro.

Innanzitutto, quali sono i punti cardine della nostra ANPI-VZPI in cui gli ex partigiani e attivisti sono oggi il 7,31 % degli iscritti? Se fino al XII° Congresso essi hanno rappresentato i punti fermi della nostra organizzazione, oggi stiamo incamminandoci a grandi, direi velocissimi passi, verso un' ANPI-VZPI con il 40,14 % di ultrasessantenni , con il 49,88 % di iscritti tra i 30 e i 60 anni e con il 6,54 % di giovani fino al 30° anno d'età.

Perciò, l'odierna assise rappresenta certamente anche un ricambio generazionale dei nostri organi dirigenti, fermi restando, però, i punti basilari della nostra Associazione:

l' identità dell'ANPI, il suo ruolo, i nostri compiti e impegni ,

l'antifascismo quale unico e inequivocabile spartiacque.

Siamo un'Associazione politica ma non partitica. Tra i nostri tesserati ci sono votanti o iscritti a tutti i partiti democratici, perciò ben vengano discussioni, critiche e proposte da elaborare nel doveroso rispetto della democrazia interna.

Vogliamo essere, lo ribadiamo, la “coscienza critica” della democrazia perché senza democrazia non c'è libertà. Ma la democrazia può diventare - la mia generazione l'ha capito tardi – molto fragile se non la si tutela, se non la si conquista giorno per giorno, se la nostra partecipazione si allenta e cede il passo all'indifferenza. Per una società indifferente il passo verso il fascismo è impercettibile anche perché abbellito da sproloqui di certi politici fanfaroni e da una malsana retorica sia cartacea che televisiva, volta alla strumentalizzazione di ogni fatto politico o storico sia presente che passato.

Una breve annotazione: queste strumentalizzazioni sono presenti ogni anno, in maggio e il 10 febbraio. Il 10 febbraio 2014 la vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli (Ncd) giudicava “inquietanti le dichiarazioni rilasciate dalla presidente dell'ANPI di Trieste Giovanna Stanka Hrovatin sulla tragedia degli italiani massacrati nelle foibe e degli esuli” e il quotidiano “Libero” scriveva in un articolo: “L'ANPI sputa sulle foibe: inutile parlarne”. Che cosa ho detto? Cito: “Secondo me gli eventi vanno inquadrati in un contesto storico, vale a dire in quello del secondo conflitto mondiale di cui nell'occasione odierna si evita di parlare. Va detto con chiarezza: chi fu a preparare la guerra, chi aggredì le popolazioni inermi, chi la combatté. E' giusto conservare la memoria del passato, sia essa dolorosa o meno. Non si deve, però, consentire che la negatività del passato incida sul nostro presente, specialmente sulle giovani generazioni cui il mondo d'oggi non offre prospettive: il 46% dei giovani in Italia è senza lavoro, lo è il 52% dei giovani in Croazia, e ciò vale anche per la Slovenia. Pensiamo soprattutto ad essi e superiamo i dissidi e le incomprensioni del passato. Andiamo avanti” - Stanka Hrovatin – intervista rilasciata il 10/02/20l14 al GR1”.

Non ci sono discussioni aperte e costruttive volte a stimolare al ragionamento, a dubitare e a criticare, a impedire che la negatività del passato incida sul futuro dei giovani. Non ci sono né si cercano occasioni di commento di testi che trattano problemi dolorosi per chi sceglie - anche se indotto a farlo - di lasciare la propria terra. Di libri ne sono stati scritti in quantità. Ma si preferisce parlare alla pancia della gente usando anche i migranti, cioè mistificando. Si può usare un linguaggio fascista anche senza essere fascisti. Se a queste posizioni si aggiunge la disintegrazione politica in atto, ecco che il seme della barbarie nazifascista germoglia e prolifera. E non solo con i muri e il filo spinato. Lo fa avvelenando le menti dei giovani e meno giovani, fragili anche perché fragile è il mondo del lavoro, anch'esso in cerca di risposte nuove alle sfide incombenti. Allora ci vuole poco perché la Storia si ripeta e che le crisi, oggi tutt'altro che superate, ci portino verso il nazionalismo e il razzismo. Il problema dei migranti costituisce solamente la punta dell'iceberg dei problemi latenti negli Stati europei, e non solo. Problemi di democrazia, irrisolti negli Stati ex comunisti con a capo l'Unione sovietica e pure nel mondo capitalista con a capo gli Stati Uniti . Anzi, le ricette liberiste del capitalismo e il mercato senza regole ci hanno portato all'odierna situazione che colpisce in primo luogo i giovani che delle sue deleterie conseguenze non hanno colpa alcuna.

Niente fermerà la gente che fugge dagli orrori della guerra, né i muri né il filo spinato. Tanto meno gli egoismi nazionali e personali. È l'Europa che dovrebbe fare il suo dovere, cercare innanzitutto di colpire chi specula sulla vita e sulla paura delle persone. Ma l'UE non è ancora l'unione di popoli e di Stati con alla base la solidarietà, la democrazia, la giustizia sociale. Soltanto il dialogo può essere un'alternativa alla guerra infinita. Sagge le parole del responsabile dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni in Grecia (non ricordo il suo nome): “Vi sembrerà utopico ma l'unica soluzione per fermare i flussi migratori è fermare la guerra in Siria”.

Vogliamo essere la “coscienza critica” della democrazia.

Ma per esserlo dobbiamo capire fino in fondo e perseguire i valori della Resistenza e della Lotta di liberazione. Ma la Resistenza e la Lotta di Liberazione, che per gli sloveni è stata anche liberazione nazionale, non devono essere per noi un alibi ma solamente un'eredità, costata sofferenze immani, sacrifici di giovani e meno giovani vite, di caduti - non morti - in montagna, al confino, nei campi di concentramento fascisti e nazisti, nei forni crematori dei lager tedeschi. È stata lotta all'occupatore, all'invasore ma è stata anche lotta per cambiare il mondo.

Per essere la “coscienza critica” della democrazia dovremmo riflettere e discutere sul come passare dalle dichiarazioni alla concretizzazione dei compiti, vale a dire, come affrontare la soluzione dei problemi su cui ripetutamente si è discusso e tuttora si discute e non fermarci agli appelli. Come impedire il proliferare della violenza fascista e nazista dato che né noi né le istituzioni democratiche né le forze della società civile hanno saputo o potuto prevenire? Sono sufficienti gli incontri, le mostre in Risiera, al Gopcevich, nel Magazzino delle Idee, nei nostri circoli culturali, nelle piazze, le mostre sui campi di concentramento italiani e tedeschi, le mostre sulle violenze perpetrate dal Regio Esercito Italiano sui bambini di Arbe, Gonars e altrove? Riflettete, perché vi sembra strano se per quei bambini, se per gli abitanti dei paesi dati alle fiamme e depredati gli italiani venivano chiamati fascisti? Non dimentichiamolo: è stata la Resistenza e la Lotta di Liberazione a ridare al popolo italiano e all'Italia la dignità che il fascismo aveva loro tolto. E non dimentichiamo ancora che in questa lotta i partigiani , i deportati, gli attivisti della nostra provincia ebbero un ruolo importante. Perché anche per loro l'antifascismo è stato l'unico inequivocabile spartiacque.

E allora, se ci rendiamo conto dei pericoli che incombono minacciosi su tutta l'Europa dobbiamo chiederci se non sia giunto il momento di rivolgerci a tutti gli antifascisti, ma in primo luogo, alla nostra irragionevole sinistra per costruire un largo fronte antifascista. (Ma forse sono di un'altra stagione e non riesco a liberarmi dell'appello di Marx: proletari di tutto il mondo unitevi! Tradotto per il terzo millennio: Antifascisti....